Il Calapranzi

Il Calapranzi” è un testo del 1960 che si inserisce perfettamente nel panorama di quella “assurdità” che ha sconvolto per sempre le dinamiche teatrali europee.

Due uomini, due killer, strani ma quotidiani allo stesso tempo, si trovano in una stanza non bene identificata, in attesa che arrivi la loro vittima. Vittima che non conoscono, ma che è stata scelta da un potere alto, molto più di loro. Lo stesso potere che li trattiene in quella stanza, che si fa – via via – sempre più stretta, mentre una mano invisibile si diverte a tormentarli e a fare loro improbabili richieste culinarie. In un vortice di ansia, tensione e cattiveria si giunge al finale inaspettato.

Assurdo e logico. Quotidiano e bizzarro. Cattivo e buono. Comico e drammatico.

La regia si è concentrata su due aspetti presenti nel capolavoro pinteriano: il sadismo (tra i due personaggi, ma anche del terzo, invisibile, nei confronti di entrambi) e la componente voyeuristica, a nostro parere estremante significativa e preambolo di un filone cinematografico e televisivo sviluppatosi trent’anni dopo, da “The Truman Show” a “Il Grande Fratello”. Si è, inoltre, messa in luce una componente metateatrale, pur rispettando la poetica del drammaturgo Premio Nobel inglese.

Di Harold Pinter

Regia
Michelangelo Maria Zanghì

Con Michele Falica e Francesco Natoli

Scena
Francesca Cannavò

Costumi
Cleopatra Cortese

Aiuto regia
Simone Corso

Foto di scena
Domenico Genovese

Locandina
Riccardo Bonaventura

Amministrazione
Associazione Culturale Filokalòn

Produzione
Compagnia Teatrale Santina Porcino

Rassegna stampa

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